Ferrari Luce, ma anche Porsche, Mercedes, Jaguar, Lotus: l’estetica della resa

Ferrari, Porsche e Mercedes sono i tre nomi che hanno vinto ovunque: Le Mans, Daytona, Mille Miglia, Formula 1. Per decenni si sono sfidati tra non solo sul cronometro e sulle piste, ma sull’idea stessa di cosa significhi velocità, carattere, identità. Oggi però qualcosa si è incrinato. La Ferrari Luce, le Porsche Macan EV e Cayenne EV, la nuova Mercedes AMG GT sono tre oggetti che non vogliono più essere desiderati: vogliono essere accettati.

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La fine del rumore

La Ferrari Luce è silenziosa. La Macan e la Cayenne sono silenziose. La nuova AMG GT è silenziosa. Il rumore, che per un secolo è stato linguaggio, è diventato elemento di disturbo. Eppure quando passa una bella macchina ci giriamo per guardarla non solo per l’estetica, ma perché capiamo dal sound che sta arrivando qualcosa di importante. Auto vuote invece oggi sono specchio della nostra epoca. Non voglio entrare negli aspetti tecnologici, etici e tecnici dell’automobile elettrica, sarebbe lungo e io diventerei tremendamente pedante, ma l’auto elettrica non esiste e non ha motivo di esistere, soprattutto quando ci viene vomitata addosso come imposizione da politici che non sanno come possano vivere il mondo le persone normali e che sfide affrontino tutti i giorni. L’auto elettrica non è “green” ed è piena di contraddizioni, non è difficile capire che non si risolve nulla se da domani per magia tutti i veicoli del mondo si trasformassero in veicoli elettrici. Può essere un’alternativa e ben venga, ma nessuno deve imporsi sul nostro libero arbitrio.

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L’auto post‑identitaria

Negli anni ’80 le auto erano manifesti di fiducia nel futuro, mentre oggi paiono render di consenso. Ferrari produceva la Testarossa e Lamborghini produceva la Countach, auto che incarnavano appieno la filosofia edonista degli ‘80… Ma l’apice del godurioso doveva ancora arrivare con F40 e 959, le prime auto di serie da oltre 300 km/h che avrebbero cambiato per sempre l’industria automobilistica. 

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Tra l’altro un recente spot pubblicitario di Renault recita: "i motivi per scegliere un'auto oggi sono cambiati" (purtroppo) mostrandoci le vecchie Renault degli anni ‘80 prima e l’Australe dopo. 

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La Luce, la Macan EV e la AMG GT condividono la stessa estetica algoritmica: superfici lisce, proporzioni neutre, linee che sembrano generate da un software che ha paura di sbagliare o di offendere qualcuno. Paura nata anche grazie alle “leggi” del politically correct che ha fatto incrinare qualsivoglia libertà di pensiero o parola. In pratica non si può più dire nulla, da qualche parte ci sarà sempre una minoranza nata dal nulla ed espressione del nulla pronta ad offendersi per nulla.

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L’estetica del consenso

Sono auto per un pubblico anticonformista, non di certo per gli appassionati. La Ferrari Luce è la Ferrari che vuole piacere a chi non ama le Ferrari. La Macan EV è la Porsche che vuole piacere a chi non ama guidare. La AMG GT è la Mercedes che vuole piacere a chi non ama il rumore. Un po' la stessa dinamica che domina l’arte contemporanea: installazioni che non provocano, non dividono, ma sopratutto prive di conflitto.

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Benvenuti negli anni '20 del 2000

La Luce ha tutti i requisiti per essere una vettura adatta solo a smanettoni, woke ed intellettualoidi. Aggiungerei anche una piccola parentesi sulla Lotus Eletre, antitesi della filosofia “add lightness then simplify” e la discussa nuova Jaguar (che manco so come si chiami, forse Type 00) nata dopo il rebranding in stile woke del giaguaro.

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La nostalgia del futuro

Il futuro è stato sempre rumoroso, arrogante, eccessivo. Pian piano è diventato timido, reversibile, provvisorio. La Luce, la Macan e la AMG GT sono il futuro di un’epoca che non osa più dire “questo è il futuro”, ma solo “questo è temporaneo”.

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L’uomo e la luce, dal mito al LED

Ferrari Luce poi, che nome. Potrebbe sembrare il nome di una cucina moderna, ma luce è la cosa più veloce dell’universo; niente la supera e niente la ferma del tutto. Si curva, ma lei passa. Per millenni l’uomo ha inseguito l'ha inseguita, l’ha adorata come divinità, l’ha studiata come fenomeno, l’ha imbrigliata in una lampadina... e quando finalmente l’ha avuta sempre disponibile, a portata di interruttore, ha smesso di guardarla. È la parabola della modernità: quando il sacro diventa accessibile, perde il mistero. Nella Genesi, Dio crea la luce e poi si ferma a guardarla, solo quando vide che era buona andò avanti. Qualcuno dovrebbe ricordarlo a Maranello: la luce non basta crearla, bisogna saperla guardare. Oggi, invece, la luce è diventata contenitore, una superficie opaca su cui scorrono immagini pre‑digerite, già filtrate e saturate. Sto parlando dei led dei nostri device smart, in cui quella dei social non è luce naturale: è luce calibrata per generare risposta emotiva immediata.

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E Luce fu

Il problema più grosso qui non è solo la batteria o i 2300 kg; anche se avesse avuto un V12 la mia reazione sarebbe stata uguale. E a tal proposito, mi verrebbe da pensare che sia una sorta di mancanza di rispetto all’eredità che i piloti caduti in gara con Ferrari ci hanno lasciato. A quanto pare per andare da V12 a 12V il passo è stato molto breve.

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La resa estetica

Ferrari, Porsche e Mercedes non stanno sbagliando da sole, stanno solo seguendo la società. Una società di agnellini che ha paura e che preferisce la simulazione del futuro alla sua costruzione reale. Queste auto non sono errori industriali, ma semplicemente sono atti di resa culturale. Auto che non vogliono più essere status symbol, ma prodotti che non vogliono più emozionare. Sono le auto perfette per un’epoca che ha paura del carattere. E forse è proprio questo il motivo per cui deludono così tanto. Vedremo tra 40 anni quando varrà una F40 o una 250 SWB e quanto varrà la Luce. Ho anche pensato che può anche essere che la Luce sia un tale punto di rottura creato proprio per differenziarsi dalle Ferrari “normali”, per dire che è una cosa che non c’entra nulla con le vere purosangue di Maranello… fatto sta che il cavallino rampante su una Peugeot 3008 super ingegnerizzata non c’entra assolutamente nulla.

scritto da
Pierteodoro Mascia

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