Ferrari 849 Testarossa

1050 CV, nome iconico e linee che dividono: la nuova “Rossa” di Maranello tra prestazioni estreme e nostalgia.

Signori e signore, Ferrari ha appena presentato la 849 Testarossa. Sì, avete letto bene: TESTAROSSA. Quel nome che evoca immediatamente Miami Vice, anni ’80 e Don Johnson con giacca bianca e t-shirt nera. Tranne che stavolta non stiamo parlando di quella splendida creatura del 1984 con le branchie laterali che facevano impazzire il mondo, ma di un missile ibrido plug-in da 1050 cavalli che sembra uscito dal computer di un ingegnere aerodinamico molto severo.

Potrebbe sembrare un restomod "concettuale" della 288 GTO che prende il meglio  della SF90 Stradale, ci butta dentro un pizzico di F80, una spolverata di 12Cilindri e una coda ispirata alla 512S. Prontissimo! Il nome, poi, è una scelta audace quanto discutibile. Chiamare “Testarossa” un’ibrida plug-in... tecnicamente funziona, ma qualcosa non torna. La Testarossa originale aveva teste cilindri rosse visibili e un V12 che cantava come Pavarotti dopo tre bicchieri di nocino. Questa ha un V8 biturbo nascosto sotto carrozzeria e tre motori elettrici che sussurrano gentilezze ecologiche.

Parliamo di numeri, perché qui Ferrari non scherza. 1050 CV totali. Per darvi un’idea, è abbastanza potenza per alimentare un piccolo paese o per mandare in orbita un satellite di medie dimensioni. Il V8 biturbo da solo eroga 830 CV - 50 in più della SF90 - mentre i tre motori elettrici aggiungono altri 220 CV al party. Il risultato? Lo 0-100 in meno di 2,3 secondi. Per confronto, ci mette meno tempo ad arrivare a 100 km/h di quanto ne serve per dire “Madonna che botta”. E se pensate che sia già abbastanza veloce, aspettate di sentire che tocca i 330 km/h di velocità massima. 

Design: Quando il Regolo Calcolatore Sostituisce la Matita

Qui arriviamo al punto dolente. Guardate questa 849 Testarossa e ditemi: vi ricorda ancora una Ferrari? O sembra più il risultato di un algoritmo che ha analizzato 50.000 immagini di auto da corsa e ha sputato fuori la forma più aerodinamicamente efficiente possibile?

Le linee che hanno fatto la storia di Ferrari (dalla 250 GTO alla F40, dalla Testarossa originale alla 599) sembrano un ricordo sbiadito. Al loro posto troviamo spigoli, sezioni geometriche, elementi grafici che seguono logiche prettamente funzionali. La famosa “porta brevettata” con il suo “modellato tridimensionale” è sicuramente un capolavoro di ingegneria, ma esteticamente sembra uscita da un film di Blade Runner, non da Maranello. Il problema non è che sia brutta, è oggettivamente ben proporzionata e ha una sua identità forte. Il problema è che sembra progettata con Excel invece che con il cuore. Ogni linea ha una giustificazione aerodinamica, ogni superficie serve a convogliare aria da qualche parte, ogni elemento è ottimizzato per le prestazioni. Ma dove sarà finita la poesia?

Il Centro Stile: Parcheggio di Ingegneri o Templio della Creatività?

Mi immagino il Centro Stile Ferrari di oggi come un open space pieno di schermi, con gente seria che fissa simulazioni CFD tutto il giorno. “Qui dobbiamo aumentare il downforce del 3%”, “Là serve più flusso d’aria per l’intercooler”, “Spostiamo questo elemento di 2 millimetri per migliorare l’efficienza aerodinamica”. 

Dove sono finiti i designer che disegnavano con la matita, che guardavano una curva e decidevano se fosse bella o no basandosi semplicemente sulle emozioni che trasmetteva? Pininfarina sapeva che un’auto doveva prima colpire il cuore, poi convincere il cervello. Oggi sembra il contrario.

L’Ironia del Nome

C’è qualcosa di profondamente ironico nel chiamare “Testarossa” un’auto che può andare in modalità completamente elettrica per 25 km. La Testarossa del 1984 era l’antitesi dell’ecologia: 12 cilindri, consumava come un aereo da combattimento e faceva un rumore che svegliava i morti. Era politicamente scorretta, eccessiva, completamente inutile dal punto di vista pratico. Ed era proprio per questo che tutti la amavano.

Questa nuova Testarossa, invece, ha l’ABS Evo, il sistema FIVE (che suona come un nome di robot), l’Adaptive Cruise Control e la compatibilità con Apple CarPlay. Insomma, è l’auto più intelligente che Ferrari abbia mai fatto. Ma essere intelligenti non è sempre sufficiente per essere desiderabili.

Il Verdetto: Prestazioni da Dio, Anima da Computer

Non fraintendetemi: la 849 Testarossa è oggettivamente un capolavoro di ingegneria. È più veloce, più efficiente e più tecnologica di qualsiasi Ferrari mai costruita. Gira a Fiorano in 1’17”500, il che significa che polverizzerebbe la maggior parte delle supercar sul mercato.

La verità è che Ferrari oggi si trova in una posizione impossibile. Da una parte ha vincoli normativi sempre più stringenti, dall’altra deve mantenere le prestazioni che hanno reso il marchio leggendario. Il risultato sono auto che vanno come meteoriti ma che hanno perso parte di quella magia irrazionale che rendeva speciale possedere una Ferrari.

Il Futuro è Arrivato (Ma ci Piace?)

La Ferrari 849 Testarossa rappresenta perfettamente il momento storico che stiamo vivendo. È il prodotto di un’epoca in cui tutto deve essere giustificato, ottimizzato, sostenibile. È l’auto più capace che Ferrari abbia mai costruito, ma forse anche la meno “Ferrari” nell’anima. Alla fine, forse il vero problema non è la 849 Testarossa in sé, ma il fatto che viviamo in un mondo dove non c’è più spazio per l’irrazionalità pura, per la bellezza fine a se stessa, per quegli eccessi che rendevano speciali le auto del passato. Chiamatela nostalgia, chiamatela resistenza al cambiamento, ma quando vedo questa nuova Testarossa non posso fare a meno di pensare a quella del 1984 e sospirare un po’. Quella era figlia del cuore e dell’istinto. Questa è figlia del progresso e della ragione. Ed è proprio questo il punto: il progresso non è sempre sinonimo di miglioramento. A volte, perdere qualcosa lungo la strada fa parte del prezzo da pagare per andare avanti.

Scritto da: Pierteodoro Mascia

Foto: © Ferrari S.p.A

Courtesy of Ferrari Media Center



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